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Etichette sui prodotti al supermercato, come riconoscere le minacce per la nostra salute: dalla pasta al glifosato alle pentole tossiche

Lucia Cuffaro e Elena Tioli in “Occhio all’etichetta. Tutto ciò che devi sapere prima di fare la spesa” (Gruppo editoriale Macro) passano in rassegna gli “ingredienti” dei prodotti industriali. Tra i coloranti che danno un aspetto appetibile al cibo, ad esempio, ce ne sono alcuni rischiosi. Ma anche il dentifricio può contenere sostanze non salutari

Olio per neonati fatto con gli scarti del petrolio, pane trattato con alcol, zucchero nascosto ovunque. Dietro quasi tutti i prodotti industriali si nasconde una minaccia per la nostra salute e quella dei nostri figli, come scrivono nel libro “Occhio all’etichetta. Tutto ciò che devi sapere prima di fare la spesa” (Gruppo editoriale Macro) Lucia Cuffaro, fondatrice del blog Autoproduciamo.it – e presidente del Movimento per la Decrescita Felice – e Elena Tioli, scrittrice e curatrice del blog viveresenzasupermercato.it.

Come ti trucco il piatto: gli additivi – 2/11

Abbondanti e onnipresenti sono gli additivi alimentari, sostanze aggiunte ai prodotti nella fase di preparazione, imballaggio e perfino di trasporto. Si distinguono in coloranti (da E 100 a E199), conservanti (da E200 a E299), antiossidanti e correttori di acidità (da E300 a E399), addensanti, stabilizzanti e emulsionanti (da E400 a E499), correttori di acidità e antiagglomeranti (da E500 a E599), esaltatori di sapidità (da E600 a E699). I coloranti danno un aspetto appetibile al cibo industriale. Tra quelli rischiosi vi sono l’E150c (caramello ammoniacale) e l’E150d (caramello solfito ammoniacale), contenenti il 4-metil-imidazolo, una sostanza sospettata di essere cancerogena, come dichiara l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Oms. Questi additivi sono largamente presenti in comuni prodotti da banco come aceto balsamico, salsa di soia, zuppe pronte, biscotti, merendine, gelati, bevande gassate. E rispetto al rosso colorito di affettati, salumi e carni cosa dire? La GDO usa un trucco: per prolungare la conservazione e mantenere un tono brillante si aggiungono nitriti e nitrati. Peccato che queste sostanze possono avere gravi effetti collaterali sulla salute. Reagiscono infatti con le ammine, delle componenti delle proteine, portando alla formazione nel corpo di nitrosammine, composti cancerogeni per l’esofago o lo stomaco (IARC 2010).

La pasta al glifosato – 3/11

Siamo i primi mangiatori di pasta al mondo: 27 kg a testa all’anno. Sembra tutta Made in Italy. E invece no. Basta girare la confezione e leggere: “Paese di coltivazione del grano UE”, “Paese di coltivazione del grano Extra UE”. Quando l’etichetta riporta la dicitura “Paese di coltivazione Extra UE”, molto probabilmente si tratta del Canada, il granaio del mondo. Qui si usa il glifosato in pre-raccolta, modalità in Italia vietata per legge dal 2016, dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro nel 2015 ha inserito il glifosato nell’elenco delle sostanze “probabilmente cancerogene per l’uomo”.

Quell’insalata piena di microorganismi patogeni – 4/11

Etichette sui prodotti al supermercato, come riconoscere le minacce per la nostra salute: dalla pasta al glifosato alle pentole tossiche

A febbraio 2019 uno studio dell’Università di Torino ha analizzato un campione di 100 insalate in busta, allertando sulle modalità di lavaggio industriali che non eliminerebbero completamente la carica batterica. Dai dati, scrivono le autrici, “hanno fatto capolino microrganismi e batteri di varia natura: tra i più pericolosi l’Escherichia coli (nel 3% dei campioni), l’Enterobacter sakazakü (10%), Pseudomonas nel (17%) e lo Staphylococcus (18%). Non manca anche il microorganismo Toxoplasmosi, che può portare a una malattia parassitaria dannosa in particolare per le donne in stato interessante, perché trasmissibile al feto”.

Shampoo che indeboliscono i capelli – 5/11

Gli shampoo sono in grado di favorire anche la formazione di capelli grassi e le squame biancastre della forfora (cfr “Dizionario di dermocosmesi” di P. Fracassi, M. Silvia Marottoli). L’attenzione va indirizzata a sostanze onnipresenti negli shampoo come: TEA (Triethanolamine), MEA (Monoethanolamine), DEA (Diethanolamine), Cocamide DEA, Cocamide MEA, DEA-cetyl phosphate, DEA oleth-3 phosphate, Lauramide DEA, Linoleamide MEA, Myristamide DEA, Oleamide DEA, Stearamide MEA, TEA-lauryl sulfate (fonte Safecosmetics). Questi nomi incomprensibili identificano degli elementi largamente utilizzati nel settore cosmetico per il loro effetto emulsionante, schiumogeno e regolatore del pH. Adorati dalle aziende per i bassi costi di produzione, fanno parte della famiglia delle ammine, dei composti organici contenenti azoto, considerati come derivati dell’ammoniaca.

Dentifrici al Triclosan – 6/11

Il Triclosan è un conservante e un antibatterico con una struttura molecolare simile a quella della diossina, potenzialmente cancerogeno, interferente endocrino, legato a fenomeni di antibioticoresistenza. Vietato negli Stati Uniti, è ancora in alcuni dentifrici, anche costosi.

Intimità violata – 7/11

Gli assorbenti femminili possono essere composti da polipropilene e fibre sintetiche trattate con vaselina, alcol, ossido di zinco, silice dimeticone, colla, coloranti, a volte inchiostri e spesso rayon (viscosa), prodotta utilizzando solfuro di carbonio e soda caustica, due sostanze chimiche aggressive per l’uomo e l’ambiente. Nella maggior parte degli assorbenti si trova inoltre glifosato. Essendo fatti di cotone e la maggior parte di cotone essendo ogm contiene pesticidi: secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di La Plata, in Argentina, l’erbicida si trova nell’85% dei tamponi.

Pentole comode, ma tossiche – 8/11

Leggere, comode, pratiche… economiche e spesso gratuite. Quando le compri con i punti. Chi non ha una padella, magari un po’ graffiata? Che dire però delle sostanze antiaderenti? Il teflon e i Pfoa, oltre a essere interferenti endocrini possono avere effetti negativi per la salute umana aumentando i rischi di cancro e di altre patologie (Ministero della Salute e AIRC).

Il lato B dei vestiti – 9/11

Anche i vestiti hanno un’etichetta. Per esempio ci dice il materiale: la maggior parte dei nostri vestiti è fatta di nylon, acrilico, poliestere… derivati del petrolio. Cosa significa? Candeggio, sgrassaggio, colorazione, finissaggio: la produzione di questi materiali e i loro trattamenti comportano l’impiego di tantissime sostanze chimiche, addirittura 8.000 secondo la rivista The Ecologist. Indossiamo indumenti nocivi per la nostra salute che non ci fanno espellere le tossine, e allo stesso tempo sprigionano molecole connesse a infertilità, malattie respiratorie, dermatiti da contatto e, addirittura, cancro. Secondo uno studio realizzato dall’Unione Europea, il 7-8% delle patologie dermatologiche è dovuto a ciò che indossiamo.

Ftalati killer – 10/11

Nella finta pelle e gomma PVC molto probabilmente si celano i temibili ftalati, una famiglia di composti chimici aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. Gli ftalati sono degli inquinanti organici persistenti e sono degli interferenti endocrini: hanno la capacità di camuffarsi da estrogeni, causando così una femminilizzazione dei neonati maschi, disturbi nello sviluppo dei genitali, ritardi nella maturazione dei testicoli e aumento della sterilità, azione sugli ormoni tiroidei e sul progesterone materno. In un opuscolo di uso dal Ministero della Salute in luglio 2012 si legge: “il loro utilizzo non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1% né nei giocattoli, né negli articoli destinati all’infanzia. Ma nei vestiti sì”.

Ma le normative non ci tutelano? – 11/11

Purtroppo la legge non tutela sempre i consumatori. Come scrivono le due autrici, vige infatti da decenni una prassi corrotta. Il controllante – ovvero l’agenzia europea dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’americana Fda (Food and Drug Administration) – non è in grado di esaminare tutti i prodotti immessi in commercio e per questo si limita a leggere le documentazioni inviate dalle aziende che dovrebbero controllare. Non si considera il principio di precauzione, l’età (i test sono fatti su uomini adulti e sani) e soprattutto l’effetto cocktail (di diverse sostanze), l’esposizione combinata (della stessa sostanza in vari prodotti), infine l’effetto cumulativo (nel tempo).

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